Il fascino del borgo fantasma di Monterano

C'è un filo sottile che unisce il borgo fantasma di Monterano e il vecchio intramontabile West. È il silenzio che avvolge tutte le città perdute e che a distanza di secoli riecheggia in chi le attraversa. A Garnet, città del Montana abbandonata dai pionieri in piena corsa all'oro, i visitatori che si attardano vengono terrorizzati dal suono di un vecchio pianoforte che giurano provenire da un saloon rimasto intatto. C'è chi racconta di abitatori vestiti in stile western che si aggirano per le case in legno di Garnet. L'antica Monterano è altrettanto spettrale, del resto deve il nome al dio etrusco dell'oltretomba Manth. Peraltro la stessa area boschiva che un tempo ricopriva questa zona era chiamata Silva Mantiana, pare per via dell'associazione tra il dio Manth e l'aspetto infernale del bosco, impenetrabile e punteggiato da fonti di acqua sulfurea. Ciò che ne resta è il Bosco Macchia Grande, che ospita una palude di acque sulfuree, quelle che anticamente venivano ritenute diretta manifestazione del mondo degli inferi.

Set di celebri film, da Ben Hur al Marchese del Grillo
Volendo zoomare, il borgo fantasma di Monterano si colloca a occidente del lago Bracciano, ad appena due chilometri dal comune di Canale Monterano, ed è immerso nella Riserva Naturale omonima. Se volete visitarlo e partite da Canale Monterano, attraverserete un paio di radure prima di incontrare la barra d'ingresso. Continuando a piedi, imboccherete un sentiero che costeggia i primi ruderi sparsi e poi l'acquedotto, quindi sarete catapultati di colpo in una delle location più suggestive d'Italia. C'è poco da esagerare, qui sono state girate memorabili scene di film come Ben Hur di William Wyler, Guardie e Ladri di Monicelli&Steno, il Marchese del Grillo di Monicelli e Demoni di Lamberto Bava. Scoprirete il perché non appena vi ritroverete al cospetto della chiesa diroccata che guarda la bella fontana ottagonale. Il frontone manca di rosone e vi sorprenderete a scrutare il cielo attraverso il buco, come fosse un cannocchiale. Di sera la scena rassomiglia fortemente al quadro Rovine nel Paesaggio al Chiaro di Luna del noto pittore svizzero Arnold Böcklin.

L'incanto che fa mormorare
La rigogliosa vegetazione invade ogni edificio in un modo che il quadro completo restituisce un'impressione da canto dell'Inferno dantesco o da film di Mario Bava, il maestro dell'horror italiano. Non mancano i monumenti di un certo rilievo artistico, come l'imponente Palazzo Baronale e la Chiesa di San Bonaventura, ma a colpirvi maggiormente sarà il mix di stili architettonici. La magia del posto è tale che raramente sentirete qualche visitatore alzare il tono di voce al di sopra del bisbiglio. La sensazione è quella di chi, dopo aver smesso per decenni di credere ai fantasmi, ora sia quantomeno nel dubbio. Un urlo isolato potrebbe spezzare l'incantesimo e riportare a una realtà più prosaica, ecco perché tutti evidentemente preferiscono mormorare. Il fascino di Monterano è tanto irresistibile quanto è surreale lo scenario.

Paesaggio unico al mondo: la collina-fortezza
Se sarete fortunati vi imbatterete o verrete addirittura avvicinati da docili cavalli dal pelo bruno che usano brucare nei dintorni. Le antichissime rovine di Monterano sorgono su un'altura tufacea e ciò che rende ancora più suggestivo il sito è il modo in cui i fianchi di questa collina dirupano per un centinaio di metri. In effetti due forre solcano i fianchi della collina, che ha tutto l'aspetto di una fortezza naturale. Lo spettacolo di questa collina è impreziosito da incantevoli grotte immerse nella vegetazione e sepolcreti etruschi sui quali pare vegli ancora il dio Manth... Se pensate peraltro che in zona continuano ad affiorare numerose polle di acqua sulfurea, capirete perché qui la fotografia di famosi registi ha prodotto risultati insuperati. Ovunque si respirano secoli di storia e probabilmente non sarebbe stato lo stesso se il borgo non fosse stato abbandonato all'indomani della Rivoluzione Francese e se la vegetazione non vi avesse preso il sopravvento.

Storia compatta del borgo perduto di Monterano
Abitata fin dall'Età del Bronzo, la collina su cui è adagiata l'Antica Monterano ospitò sicuramente insediamenti etruschi, come testimoniano le tombe disseminate sui suoi fianchi. A partire dal II secolo a.C. la città passò nelle mani dei Romani, che svilupparono la rete viaria e realizzarono l'acquedotto. Rifiorito nel Medioevo, il borgo decadde nuovamente intorno all'anno Mille. Attraversò alterne vicende fino al Cinquecento, quando fu acquistato dalla potente famiglia Orsini e si riprese non appena passò agli Altieri. Ecco il periodo in cui la mano di un giovane Gian Lorenzo Bernini intervenne sulla fortezza trasformandola in palazzo ducale d'impianto barocco. Bernini progettò anche la chiesa di San Bonaventura e il Convento omonimo, nonché la fontana ottagonale. Nel 1770 la malaria decimò la popolazione di Monterano, ma fu l'esercito francese alla fine del Settecento a determinare il definitivo abbandono della cittadella. Pare che l'esercito d'oltralpe l'avesse incendiata perché gli abitanti si rifiutarono di macinare il grano dei vicini tolfetani.


Le città fantasma del Far West
Aggirarsi tra le rovine di Monterano e fin dentro i ruderi mangiati dall'erba incolta è come percorrere un viaggio nel tempo e regala ogni volta una grande emozione. I profondi silenzi contribuiscono ad avvolgere nel mistero l'intero scenario. Le città abbandonate sono disseminate in tutto il mondo, ma il West americano brulica di ghost town, non foss'altro perché la storia stessa della conquista western è strettamente legata all'abbandono delle cittadine. Spesso i cercatori d'oro fondavano insediamenti che l'impoverimento dei giacimenti o nuove rotte dell'oro portavano ad abbandonare dalla sera alla mattina. È il caso della citata Garnet del Montana, ma è il caso anche della celebre Bodie, in California, la città dei 65 bordelli e degli innumerevoli saloon: sparito l'oro, sparirono i cittadini. È pressoché infinita la lista delle ghost town americane in cui l'unico abitante sembra essere rimasto il vento, che s'infila tra le assi sconnesse dei saloon e terrorizza i visitatori...

Cucina Tex-Mex a due passi dal borgo fantasma
A Bracciano c'è un ristorante di cucina americana che sa riunire idealmente il fascino del borgo abbandonato di Monterano alle mille città fantasma che punteggiano il Far West. Il Crazy Bull Café, aperto dal lontano 1996, propone succulenti piatti in stile tex mex badando alla scelta delle materie prime. In un ambiente che rievoca l'atmosfera American style, anche negli arredamenti, l'attenzione alla qualità dei cibi è scrupolosa: il manzo viene accuratamente selezionato, il pane dei burger viene fatto lievitare naturalmente per 16 ore. Potrete scegliere fra i vivaci piatti della tradizione messicana e americana, dagli hot dog alle fajitas di pollo, dai tacos ai burritos. Il viaggio culinario si spinge fino in America del Sud, perché al Crazy Bull Café potrete gustare anche il chorizo e il churrasco servito nel tipico spiedone. I palati più esigenti troveranno carne per i loro denti in quanto il menù comprende anche la carne danese e il black angus americano. Non solo carne: il ristorante saprà soddisfare le richieste dei vegetariani e di coloro che sono intolleranti al glutine.

Con il bicchiere della staffa tra i ruderi di Monterano
Per accompagnare le numerose specialità tex-mex potete affidarvi a un American bar che propone un'ampia scelta di whisky, rum e grappe, una ricca carta dei vini, nonché le migliori birre belghe e americane. Lo staff che si occupa della mixology ha arricchito la propria esperienza attingendo direttamente alle storiche ricette di Jerry Thomas, il barman che nella prima metà dell'Ottocento ha steso quella che oggi è ritenuta la Bibbia dei long drink. Il controllo della qualità è posto in ogni dettaglio, tanto è vero che avrete a che fare con cocktail creati con frutti e spezie homemade che seguono rigorosamente la stagionalità. Il Cruzy Bull Café si trova così vicino al borgo fantasma di Monterano (una manciata di chilometri) che potrete imboccare il sentiero che porta alla chiesa diroccata con il bicchiere della staffa in mano, ammesso che non vi abbiate fatto visita prima di rifocillarvi a Bracciano.

09/04/2018
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