Jerry Thomas: il pioniere dei cocktail

Jerry Thomas sta ai cocktail come Dante alla Divina Commedia o come Elvis al rock. Se fosse vissuto oggi sarebbe stato un eccellente storyteller perché la sua passione era raccontare storie ma la sua missione inventare un drink la cui fama potesse attraversare indenne i secoli.


La corsa all'oro

Il 12 settembre 1849 Sam Brannan si presentò a San Francisco per mostrare agli abitanti una bottiglia piena di polvere d'oro. In pochi giorni la città si svuotò, addirittura si narra che rimasero soltanto cinque uomini e le donne. Era iniziata la Gold Rush, la corsa all'oro, che mise a ferro e fuoco le zone inesplorate della Sierra Nevada, in California. Furono gli anni dei pionieri e dei cercatori d'oro, dei saloon e delle sale da gioco. L'atmosfera era quella del Far West, le strade aride erano animate dal suono degli stivali da cowboy e l'inno più fischiettato era l'Oh!Susanna di Stephen Foster. La California, in breve tempo, divenne la meta preferita di chi affidava a una pepita la possibilità di cambiare il proprio destino. I "The 49ers" furono i primi e fortunati ricercatori che riuscirono ad arricchirsi. Gli altri? Catturati dall'oblio della storia e da una febbre dell'oro che non ha lasciato scampo. 


Jerry Thomas e la febbre dell'oro


Il pioniere dei cocktail nasce a Sackets Harbor, nello stato di New York, nel 1830. Inizia la sua carriera di barman in una piccola città del Connecticut, New Haven, prima di imbarcarsi a bordo dell'Annie Smith e arrivare fino a Capo Horn. Dopo qualche mese capisce che quella vita non fa per lui. È appena diciannovenne quando assiste alla fortuna dei "Ragazzi del '49". Parte alla volta della California e chiede una licenza di minatore per cercare l'oro nel fiume Yuba. Se durante il giorno lavora duramente, la sera Jerry sfrutta quello che sa fare più di ogni altra cosa al mondo: intrattenere la gente. Organizza i famosi minstrel show, sketch comici molto in voga, e trova lavoro come barista all'El Dorado di San Francisco. 


Il pioniere del flair bartending


Thomas è bravo nell'intrattenere la gente. Il bancone dell'El Dorado si anima grazie alla sua presenza: un uomo di cento chili, un viso da boxeur e mani sapienti che giocano con maestria con bottiglie e miscelatori. Tra i tanti meriti di Jerry rientra senza dubbio il fatto di aver compreso che i suoi clienti avevano bisogno di essere intrattenuti. Alla sua capacità di narrare storie fornisce anche un'abile scenografia dove la miscelazione delle bevande diventa un'arte sopraffina. Se c'è un inventore del flair bartending quello è proprio Thomas al quale inoltre si deve la creazione di alcuni strumenti preziosi come il Metal Pour. Jerry "The professor" Thomas è un artista e sa vendere bene la propria abilità. Si veste in modo eccentrico e ama utilizzare gli specchi deformanti per offrire una nuova esperienza alla sua clientela.


L'invenzione del Blue Blazer


Qualcuno ha definito Jerry un abile alchimista in seguito all'invenzione del cocktail che lo ha reso famoso, il Blue Blazer. Un giorno un cercatore d'oro chiede a Thomas di preparargli un drink capace di ricordare il fuoco dell'Inferno. The Professor non si scompone e gli dice semplicemente di tornare dopo un'ora. In quel lasso di tempo immagina e crea la bevanda che lo ha consacrato padre di tutti i cocktail. La ricetta è semplice: 6 cl di Whisky, 6 cl di acqua bollente, scorza di limone e 1 cucchiaio di zucchero. A prima vista può sembrare un drink quasi banale, senza nessun ingrediente spettacolare e originale. Davanti agli occhi del cliente Thomas mette due boccali d'argento con due lunghi manici. Lo spettacolo ha inizio. In un boccale versa l'acqua, nell'altro il whisky. Con un lungo fiammifero accende il liquore e, mentre arde, lo fa passare nell'altro boccale, creando un arco infuocato. Gioca con la sottile fiamma blu per ben cinque volte, prima di spegnerla con la base del bicchiere. Prende un tumbler, dolcifica la bevanda con zucchero bianco polverizzato e lo arricchisce con una scorza di limone. E' nato il Blue Blazer e con esso la fama intramontabile di The Professor. Il cliente lo beve in silenzio e senza proferire parola lascia al barman una borsa piena di polvere d'oro. 


La Bibbia dei barman


"The Jupiter Olympus of the bar", questa la definizione che ha dato di sè Thomas nel libro che è diventato una vera e propria Bibbia dei cocktail, un manuale che ogni barman dovrebbe recitare a memoria. Nel 1867 esce l'edizione definitiva di "Jerry Thomas’ Bar-tender’s guide or how to mix drinks" dove il professore regala al suo pubblico ben 236 ricette di cocktail. Altrettanto famosa diventa l'appendice "Manuale per la preparazione di liquori, cordiali e sciroppi" del chimico Christian Schulz. In Italia arriva soltanto qualche anno fa con il titolo "Il manuale del vero gaudente ovvero il grande libro dei drink" e diventa in breve tempo un best-seller. In ogni pagina si respira lo spirito del suo creatore e la ferma convinzione che il mestiere del barman non possa prescindere dalla comunicazione e dall'estetica. Preciso e rigoroso, Jerry Thomas afferma che un drink eccellente si fa soltanto con ingredienti eccelsi. Tra le varie ricette, per la prima volta compare in forma scritta quella del Tom Collins, il famoso cocktail inventato nel 1874. La sua è una storia curiosa. Pare infatti che il New York Herald, con un articolo firmato da un sedicente Tom Collins Harper, invitò i cittadini a nascondersi in casa perché erano scappate delle belve feroci dallo zoo. Ovviamente era tutta una burla e il cocktail nacque per celebrare e ricordare lo scherzo. Nel manuale viene inserita anche la ricetta originale del Blue Blazer, croce e delizia dei barman di tutto il mondo. Una piccola curiosità: si racconta che Thomas si rifiutasse di preparare il cocktail nel caso in cui la temperatura esterna superasse i 10 °C.


New York e la fama di Jerry Thomas


È iniziato per il nostro Professore un periodo d'oro che lo vede arrivare anche in Europa con il suo corredo di bicchieri d'argento per i cocktail che sembra valesse la bellezza di 5000 dollari. Guadagna molto, ben 100 dollari a settimana, nemmeno lo stipendio del Vice Presidente degli Stati Uniti è così alto! Nel 1851 torna a New York e lavora per qualche mese all'Hotel Metropolitan. La sua scalata verso il successo non si arresta. Nel 1866 inaugura l'American Museum di Barnum nella ventunesima strada, a Brooklyn. Ne seguono altri tre e la fama di Thomas diventa sempre più grande. Durante questo periodo inventa un nuovo drink, il Tom & Jerry, la cui denominazione deriva dalla contrazione delle lettere del suo nome e cognome. Un cocktail forte, corroborante, adatto ai mesi invernali. Una bevanda calda che Thomas è solito preparare soltanto quando i primi fiocchi di neve imbiancano New York. È molto intransigente il professore, soprattutto nell'ultima parte della sua vita. 


Jerry Thomas e il Martinez


Ne "Il manuale del vero gaudente ovvero il grande libro dei drink" Thomas codifica per la prima volta la ricetta dell'antenato del Martini, il Martinez. Anche se gli esperti non sono concordi, molti attribuiscono la paternità di questo drink al Professore. La leggenda narra che Jerry lo preparò intorno al 1849 per un cercatore d'oro che stava per andare a cercar fortuna nella città di Martinèz. Verità o semplicemente una delle tante storie che aumentano la leggenda di Thomas? Ai posteri l'ardua sentenza anche se qualche perplessità è data dalla presenza del vermouth rosso, poco diffuso in quel periodo negli Stati Uniti.


La fama e la sfortuna


Jerry diventa sempre più ricco. Ama come al solito vestirsi in maniera eccentrica e le sue mani sono spesso adornate da diamanti e brillanti. Nei suoi locali ospita per primo le opere di Thomas Nast, il padre del fumetto americano. Nutre un'insolita passione per le zucche tanto da diventare presidente del The Gourd Club perché era riuscito a coltivare l'esemplare pù grande della città. Si sposa tardi e ha due figlie. L'ultima parte della sua vita è però costellata da cattivi investimenti a Wall Street. Il tracollo finanziario arriva puntuale e il professore deve vendere sia i bar che la preziosa collezione d'arte. Tenta di riconquistare la fama perduta con un ultimo locale ma l'impresa si rivela inutile, il successo è ormai lontano. Muore nel 1885 per un colpo di apoplessia. La sua scomparsa ha un'eco incredibile in tutti gli Stati Uniti e il New York Times gli dedica un necrologio definendolo il barman "più popolare tra tutte le classi sociali".

 

20/11/2017
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