Le influenze del mondo “stars and stripes”

Negli anni del terzo millennio globalizzato e aperto al mondo, la gastronomia e le opportunità offerte nei circuiti della ristorazione, anche del Belpaese, si sono arricchite di numerose possibilità.

Sono vere seduzioni per palati esigenti e desiderosi di lasciarsi tentare dai nuovi circuiti della ristorazione, spesso dai sapori esotici o quanto meno innovativi.
In questo processo anche creativo, sono complici diversi fattori di sviluppo: su tutti, le possibilità di viaggi oltre confine che hanno aperto la mente e le sensazioni tattili per un'ampia percentuale di italiani.
Inoltre, in questo settore, la ristorazione italiana ha incrementato l'offerta di cucine e profumi da ogni angolo del mondo, anche grazie alle masse migratorie le quali offrono, all'interno del circuito alberghiero, le proprie cucine tipiche. 
La gamma oggi è davvero importante e le occasioni che normalmente incontrate, tra nipponici sushi e sashimi, il classico ed economico menù cinese, lo speziato e particolare indiano, l'orientaleggiante turco, arabo o comunque medio-orientale, così come le nicchie più esclusive, sono tutte opportunità fiorite come funghetti colorati accanto alla tradizionale, inimitabile, tradizione ai fornelli italica.
Ma in questi ultimi anni, complice anche una televisione in grado di fornire trasmissioni nelle quali la cucina è sinonimo di scoperta attraverso piccoli viaggi mediatici, anche le influenze del mondo 'stars and stripes' hanno determinato nuove tendenze.
Sono oramai culti consolidati a tavola, tra retrogusti in stile 'American Graffiti' e rimembranze di quegli anni '50 tipicamente esaltati dal rock'n'roll di Re Elvis, delle conturbanti pin-up dai seni rigogliosi e dal sorriso ingenuamente accattivante, situazioni spesso evidenti all'interno di chiassosi, simpaticamente e allegramente caotici, ristoranti 'American style'.
Ma questa invasione è davvero e sino in fondo una novità per il palato italico o appartiene alla serie infinita dei cicli della storia, delle riproposizioni di un mondo piccolo solamente nelle menti di chi non lo riesce ad interpretare?
Togliete dalle vostre dispense tutto ciò che proviene da Oltreoceano e noterete l'assenza del tacchino, delle patate, dei fagioli, del mais, del cioccolato!
In questo piccolo e limitato menù dei prodotti d'Oltreoceano è abbastanza arduo determinare quale sarebbe la perdita più dolorosa tra le patatine fritte in stile american chips, la cioccolata, la polenta o le tacos, le fagiolate di tutti i tipi.
Davvero una scelta ardua.
Quindi, nel pieno riciclo storico gastronomico, con tutte le tentazioni di una cucina tutto sommato semplice, ma gustosissima, benvenuti nella piena reinassance della cucina 'stars and stripes'.
Accomodatevi a tavola: zio Sam è pronto per servirvi i suoi piatti, Elvis intona una struggente 'Can't Help Falling In Love', voce mielosa, retrogusto di ketchup, gel, o brillantina, tra i capelli, una Harley Davidson accanto al muretto d'ingresso, Fonzie e Ritchie Cunningham come fantasmi che camminano accanto ad una cameriera dalla cotonatura inverosimile.

Non solo hamburger

La storia della cucina 'stars and stripes' inizia con l'avvento e la diffusione di massa, voi ne siete sicuramente consapevoli, del fast-food classico, abbastanza povero, globalizzando sapori e prezzi alla portata generale, nell'esaltazione della triade hamburger, patatine fritte, Coca Cola.
Tutto ciò è però abbastanza non conforme con la reale portata e le importanti possibilità della cucina nord e centro americana.
Nei due blocchi inquadrabili come U.S.A. e Messico, la gamma di cibi etichettabili come Tex-Mex è importante, deriva di una zona tipica dell'immaginario collettivo, tra vacche (quindi ottimi hamburger), border-line tra un'America ed un Messico in grado di divenire e rimanere sempre frontiera nell'immaginario. 
Speroni agli stivali, cappelli in pelle di vacca e cravattini sottili, nel classico, cinematografico, cow-boy style.
In quell'area s'inquadra una proposta culinaria tutto sommato semplice ma erroneamente circoscrvibile nella triade di cui sopra: il famigerato hamburger, le patatine di contorno, la Coca Cola posta di fronte al piatto, salsa ketchup, barbecue o chili come condimento, sono solo limitate realtà di un'offerta molto più ampia.
Nel mondo ai fornelli Tex-Mex, diverse opportunità sul menù (la scelta di arricchire la cucina americana con quella molto ricca di sapori e retrogusti messicana è vincente) sono pronte a proseguire quell'allegra invasione oramai consolidata in molti ristoranti della penisola.
Un'incursione colorata, vivace nei sapori, speziata ma non eccessivamente, ovviamente poco calorica in molti piatti.
Eppure è una cucina in grado di soddisfare, in particolar modo grazie alle offerte degli chef messicani, anche ospiti con orientamenti strettamente vegetariani e, perché no, anche esigenti nel richiedere un menù che sia consono a disturbi legati alla sfera digestiva come la celiachia.
Il mais, il classico sweet-corn 'born in the U.S.A.', non dimenticatelo è il principe dei cereali gluten-free, così duttile nelle innumerevoli preparazioni, nelle insalate, perfetta cornice dei tacos messicani, delle polente e delle purea di supporto alle stuzzicanti fagiolate.
Quindi non solo hamburger e mai più hamburger 'junk food', giusto per rimanere in terra anglofona americana grazie a un termine definitivamente entrato nel glossario degli italiani, ovvero cibo spazzatura, multi-nazionalità dal sapore anonimo.
Nelle nuove realtà della cucina Tex-Mex italiana, l'hamburger è esigente nel richiedere carni selezionate e gustose, macinate con cura, arricchite dalle giuste e segrete speziature (ogni chef ha i suoi piccoli segreti nel comporre gli intrugli della sua cucina), cotti su piastre o su barbecue con la dovuta cura.
Sono piccoli, ma importanti passi, verso una definizione di qualità anche di quello che, erroneamente, è definito come il re del cibo spazzatura, il bistrattato hamburger che proprio nelle nuove realtà del cibo americano, ritrova la dignità di un prodotto blasonato se nobile è lo spirito dello chef.
Allora sedetevi a tavola e subite la tentazione con chili vegetariani o con carne, fajitas, tacos, tortillas, guacamole, cocktails dal sapore di vacanza tropicale, grigliate in piena dottrina, quasi religiosa, del BBQ 'stars and stripes', zuppe di fagioli dai mille colori e sapori, burritos, nachos e fritture piccanti o delicate: in questo universo l'unico limite è il vostro palato, riservategli quindi possibilità gustose e sazianti.

La tipicità Tex-Mex del Crazy Bull Cafè di Bracciano

Se la ristorazione ispirata alla gastronomia americana, sino a pochi anni fa, subiva l'impero del fast-food del classico pagliaccio, globalizzazione di gusti e sapori, convenzionale e poco affine con la sua altrimenti allettante tipicità, oggi anche il circuito del cibo di qualità, lo slow-food, ha arricchito anche nel settore del 'stars and stripes' la propria presenza sul mercato.
Cucina che è anche cultura: possibilità di ritrovarsi non all'interno di un anonimo ristorante affollato, tra palloncini donati dal pagliaccio gaudente e compleanni da catena di montaggio, ma un vero e proprio servizio il quale è in grado di sommare la cortesia italiana alla cinematografica essenza del ristorante in stile americano.
Le influenze della cucina 'stars and stripes' proposte da Crazy Bull Cafè, e lo sapete bene voi che dopo la quiete del lago di Bracciano ricercate la divertente atmosfera di un'America sul finire degli anni '40, pronta a mostrare al Mondo intero un volto globale, sono quanto di meglio nel Comune di Roma potete trovare se quelle relazioni vi ispirano, incuriosiscono, tentano.
Il successo di Crazy Bull Cafè è stato determinante nel volere, da parte dei gestori, un luogo allegro e in spirito con il profumo di 'mariachi' messicano, ma soprattutto con la scanzonata atmosfera dell'America rock'n'roll.
Non solo questo.
La cucina del locale s'impone una seria proposta del cibo, esulando completamente dall'immaginario imposto dal 'junk food' stelle e strisce, puntando sulla ricerca e la passione del vero cibo Tex-Mex, impiegando prodotti ideali e genuini per le ricette del ricco menù offerto.
I mille commenti positivi confermano il successo del ristorante, il quale vi attende per farvi scoprire questa gustosa cucina quasi ruffiana nell'essere subito piacevole, oppure ritrovarvi se siete già frequentatori del locale.
Ovviamente al suono dell'intramontabile inizio di 'Blue Suede Shoes':
Well, it's one for the money
Two for the show
Three to get ready
Now go, cat, go

27/11/2017
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