L’arte della “Mixology”

Mescolato e non agitato. James Bond, l'agente segreto più famoso e longevo del mondo, lo ama prendere così il suo Vesper, tratto dal romanzo Casino Royale di Ian Fleming.

Sì, avete indovinato. Stiamo parlando di cocktail.
Malgrado il termine sia apparso per la prima volta il 13 maggio 1806 nel "Balance and Columbian Repository" – che lo definì "una bevanda stimolante composta da superalcolici di vario tipo, zucchero, acqua e amari" – si sa ben poco riguardo la sua etimologia.
Una delle teorie più condivise riguardo all'origine della parola cocktail, la fa derivare da "coda da gallo" (cock-tail), ovvero una bibita mista con all'interno radici e erbe così chiamata dai locali in lingua spagnola, i quali la servivano ai marinai inglesi approdati tra il 1600-1700 nel porto di Campeche in Messico.
In un certo modo si può dire che cocktail sembra avere insito nel suo significato l'idea di "mescolanza" sia per gli ingredienti, sia per il contesto in cui e nato, ovvero tra l'incontro di popolazioni diverse, gli spagnoli e gli inglesi.
Sicuramente si tratta di una mescolanza di successo, infatti il cocktail non è semplicemente qualcosa che si beve, ma seguendo i cambiamenti e le mode del momento è diventata una bevanda capace di dettare la sua tendenza. 
Una tendenza così forte che si dimostrò capace di resistere al Proibizionismo statunitense: mentre il consumo degli alcoolici era bandito, negli "speakeasies" si continuava bere cocktail.


Ingredienti di qualità, miscelazione e presentazione

Si è creato un vero e proprio mondo che gravita intorno alla formula vincente del cocktail, per questo motivo, prepararlo è una vera e propria arte. Lo dimostra il fatto che per diventare barman (o bartender) si studia in apposite accademie
La preparazione di un cocktail, infatti, è come una ricetta di cucina in cui ciascun fattore gioca un ruolo fondamentale. 
La qualità degli ingredienti è la variabile principale: dalla loro qualità dipende la buona riuscita della bevanda.
Non vanno però sottovalutate le tecniche e gli strumenti di miscelazione e la presentazione.
Il "come" si miscela un cocktail sembra essere una chiave di lettura forse poco affrontata ma piuttosto interessante considerato che la peculiarità di questa bevanda è proprio la "mescolanza".
Quando, con aria soddisfatta, tenete tra le mani il vostro cocktail, dopo averlo sorseggiato, oltre a rimanere piacevolmente colpiti – in ordine temporale – dalla fettina di frutta intagliata e dal suo sapore, ricordate che solo se è ben miscelato potrete godere del gusto di ogni suo ingrediente. 


Mixology: l'arte della miscelazione

Se per dipingere è indispensabile saper miscelare i colori, per preparare un cocktail è necessario saper miscelare alla perfezione i vari ingredienti.
Può erroneamente sembrare facile mescolare liquidi, in realtà i fluidi con pesi specifici e densità diverse tendono a restare separati. Vi sia sufficiente riportare alla memoria il classico esempio del bicchiere d'acqua e olio.
Lo spiega bene la Legge di Archimede: "un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l'alto pari al peso del liquido spostato".
Mescolare un cocktail, dunque, non è un gioco da ragazzi come si potrebbe pensere. Non bastano due shakerate, magari con qualche acrobazia cercando di imitare un indimenticabile Tom Cruise nel film "Cocktail". 
Siamo di fronte ad una disciplina che in questi ultimi anni sta emergendo prepotentemente nell'universo dei cocktail: la Mixology.
Il dizionario di "Merriam-Webster" data questo termine al 1948 e lo definisce come "l'arte o l'abilità di preparare bevande miste". 


Jerry Thomas, il papà della Mixology 

Il New York Times definisce Jerry Thomas "il padre dell'arte di miscelare i cocktails statunitense". 
Thomas imparò il mestiere di barista in Connecticut, poi si imbarcò per la California proprio durante il periodo della Corsa all'oro californiana della metà del XIX secolo. 
Da qui iniziò la sua carriera di barman che lo portò a lavorare in molti Paesi degli Stati Uniti, tanto da arrivare a guadagnare 100 dollari a settimana –più del vice presidente degli Stati Uniti – presso L'Occidental Hotel di San Francisco.
Ad un certo punto decise di partire per l'Europa portando con sé un set di attrezzatura da barista in argento e la sua fama iniziò a divulgarsi in ogni parte del mondo e a diventare noto per la capacità di intrattenere i clienti: le sue tecniche di miscelazione erano elaborate e appariscenti, si esibiva come un gicoliere con bottiglie e miscelatori tempestato di pietre preziose.La preparazione sel suo famosissimo "Blu blazer" era a dir poco spettacolare: Jerry creava un arco di fuoco passando avanti e indietro del whisky in fiamme tra due bicchieri di miscelazione. 
A Jerry Thomas va il merito di aver scritto il primo libro sui cocktail. Era il 1862 e nel suo "The Bar-Tender's Guide" raccolse con spiegazioni meticolose le più antiche ricette di tradizone orale e le sue creazioni. 
Quest'opera è la Bibbia della miscelazione di tutti le categorie dei cocktails. 
Se si pensa che il padre della Mixology morì nel 1885 all'età di soli 55 anni sembra davvero impossibile che sia riuscito a mettere in atto una tale rivoluzione nel mondo dei cocktail.
Se oggi avete la fortuna di sorseggiare un ottimo cocktail il merito indiscusso è di questo precursore della bevanda miscelata, che in tempi non sospetti aveva iniziato già a scrivere il futuro del bere di qualità.


Flair bartending o Mixology?

Vi sarà bastato frequentare un paio di volte il "bancone" per rendervi conto che sono davvero infiniti i modi per miscelare un cocktail. 
Ciascun barman ha il proprio stile, a seconda della scuola che ha deciso di abbracciare. 
Ne è un esempio la distinzione tra il Flair bartending e la Mixology.
Di Jerry Thomas si è detto che amava esibirsi nell'arte giocoliera mentre miscelava i cocktail, nel nuovo Millennio si accentua la distinzione tra arte della miscelazione e esibizioni acrobatiche.
Il Flair, infatti, si concentra principalmente sulle acrobazie. Bere un cocktail diventa assistere ad uno spettacolo, ovviamente senza che venga meno la qualità del prodotto finale.
Per quanto riguarda la neonata Mixology, le sue movenze sono decisamente meno acrobatiche ma elegantissime. Il suo stile più compunto ha come filosofia un ritorno alle origini: misurazione precisadegli ingredienti e una spiegazione del drink raffinata che affascina il cliente per valorizzare l'esperienza del consumo
Due modi diversi per dire lanciare il medesimo messaggio: bere un cocktail non è semplicemente ingurgitare una sostanza liquida alcolica.


Al Crazy Bull Cafè il Mixed diventa Emotion

Al Crazy Bull Cafè di Bracciano potete ritrovare il gusto di bere bene grazie a una ricerca mirata di miscelazione tra ingredienti di alta qualità, artiginali e naturali.
Il famoso ristorante Tex Mex offre, infatti, una vasta scelta di cocktail sull'onda della moderna Mixology.
Tra gli alcolici potrete gustare: il Moscow Mule, una miscela nata negli anni ‘40 ma che non perde il suo fascino grazie a vodka, ginger, zenzero e zafferano; l'Americano Sweet, il più classico dei drink personalizzato dal Crazy Bull Cafè con vermouth Cocchi e Cynar; il Williams Queen, una miscelazione artigianale di cannella e pera impreziosita dal rum; l'Elisir, bacche di goji miscelate con un rum pregiato; il Santiago, una bevada artigianale del Chile, ricca di antiossidanti grazie alle bacche di maqui, miscelate con vodka; l'Alojito, con l'aggiunta di aloe che rende benefico il classico mojito; il Crazy Alexander, un cocktail avvolgente con wisky homemade aromatizzato alle noci e crema di cacao.
Lo staff del Crazy Bull Cafè ha un'attenzione particolare anche per chi di voi preferisce gli analcolici: il Granata, a base di melagrana un toccasana per la salute oltre che una goduria per il palato; lo Zenuth, miscelazione tra zenzero e arancia per un risultato fresco e frizzante; la Haloa, con tutte le proprietà dell'aloe lavorata artigianalmente.
Anche le proposte dei Gin Tonic si contraddistinguono per ingredienti di qualità e tecniche di miscelazione che ne esaltano l'armaticità: il Saffron fizz, citato nel libro di Jerry Thomas e rivisitato dai barmandel Crazy Bull Cafè con zafferano, arancia essiccata, lime e lampone; l'Hendrick’s, Gin Tonic e Acqua tonica di qualità, arricchito da pera, cannella e zenzero; il Tann’s Tonic, Gin con tripla infusione di dieci ingredienti botanici; il Tanqueray Tonic, Gin secco con ginger ale ed angostura; il Gin Mare Tonic, gin di Tarragona con prodotti caratteristici e erbe mediterranee come il rosmarino; il Broker’s Tonic, il classico Gin Tonic con premium London dry gin, acqua tonica e lime.
Avete già scelto quale ordinare?
barman del Crazy Bull Cafè vi spiegheranno ogni ingrediente e potrete assistere alla preparazione spettacolare del vostro cocktail.
Il noto locale di Bracciano si fa promotore di una battaglia a colpi di shaker contro il decadimento del bere: se bevi un cocktail pessimo senti la necessità di berne subito un altro e poi un altro ancora.
Scoprite al Crazy Bull Cafè che bere bene significa bere meno con un retrogusto emozionale di gran lunga più soddisfacente e un risvolto positivo per il vostro benessere.

11/12/2017
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